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The Blues Brothers, ovvero una rivisitazione ebraica dei Vangeli

Aggiornato il: 17 giu 2018

Alla stregua di tutti i (C)apolavori anche "The blues brothers" si presta a numerose, sovrapposte, chiavi di lettura nelle quali, però, non è mai stata rimarcata a sufficienza la sovrastruttura teologica.

Dal nostro punto di vista, infatti, le vicissitudini di Jake ed Elwood Blues altro non sono che un'allegorica trasposizione ebraica della vita di Gesù sovrapposta ad un contesto dinamico che, in un precario equilibrio schizofrenico, oscilla paurosamente fra il sacro ed il profano incastonata nella musica – il vero filo conduttore della pellicola – che costituisce, essa stessa, il Verbo.

Trasposizione giudea perché occorre mettere in risalto un aspetto dell'opera : il soggetto e la regia del film sono di John Landis ; e Landis è un ebreo americano per cui la figura di Gesù è percepita con altra valenza rispetto al mondo cattolico.

Il cineasta, quindi, con delle variazioni sul tema rivisita i Vangeli proiettando il canovaccio religioso in una dimensione, gioco forza, miscredente disseminando qua e là specifici riferimenti inframezzati, al contempo, ad elementi fuorvianti.

La dimensione escatologica del personaggio di Jake (John Belushi) è resa evidente sin dalle prime sequenze quando, all'uscita del penitenziario, è circonfuso da una luce abbagliante che, dipanandosi dal penitenziario, avvolge subito dopo anche il fratello Elwood (Dan Aykroyd) ; luce che comparirà, ancora una volta, quando i fratelli Blues si recano nell'orfanotrofio diretto dalla sorella Mary (Kathleen Freeman) e che rifulgerà, per l'ultima volta, nella chiesa del reverendo Cleophus James, pastore di una chiesa Battista (James Brown), allorquando anche Elwood prenderà – insieme al fratello ; ed è questa una delle variazioni sul tema della storia di Landis – coscienza della sua predestinazione.

Questo stralcio del film è estremamente indicativo perché rievoca il battesimo di Gesù ad opera di Giovanni Battista ; e come per il nazareno, che solamente dopo aver ricevuto il sacramento intraprenderà la sua opera di proselitismo, anche Jacke ed Elwood, dopo essere stati folgorati dalla Luce divina, cominceranno ad intraprendere la loro.

L'arruolamento dei componenti della blues band rimanda, così, al reclutamento dei discepoli di Gesù : mr. Fabolous è il famigerato Matteo pubblicano esattore delle tasse, certo, ma soprattutto benestante e socialmente abbiente (non a caso il nostro è l'unico, fra i vecchi componenti della band, a ricoprire una posizione sociale privilegiata all'interno di uno dei ristoranti più sontuosi della città) ; Matt "Guitar" Murphy – e la variante Lou Marini – altro non sono che Simone detto Pietro e suo fratello Andrea i quali lasciano le loro famiglie per seguire il Maestro laddove, infine, il resto della band – musicisti falliti finiti nel dimenticatoio di un Holyday Inn – rievocano i poveri pescatori cui Gesù si rivolge per diffondere la nuova dottrina ovvero uomini ordinari dotati, però, di uno straordinario talento ; emblematica, in tal senso, la metamorfosi estetica del gruppo "Murph & the Magic Tones" allorquando, dismesse le loro vesti di entreneuse, assurgono alla dimensione di immensi musicisti.

I riferimenti proseguono : Ray, il proprietario del negozio di strumenti musicali,​ è cieco ; di questa consapevolezza lo spettatore ne è partecipe, per così dire, a priori poiché l'interprete (Ray Charles) è, effettivamente, cieco.

Eppure vede benissimo come ci dimostra quando tira delle micidiali revolverate ad un ragazzino di colore infiltratosi nell'esercizio con l'intento di rubare una chitarra in esposizione ovvero quando, rivolgendosi a Murph, cerca di ricomprare a prezzo stracciato gli amplificatori che, come gli ricorda con una punta di malizia, "Son quelli foderati di velluto rosso".

Epperò, correttamente, Landis ce lo mostrerà un po' più tardi quando appenderà al contrario il volantino pubblicitario dei Blues Brothers quasi a suffragarne la cecità, un tentativo fuorviante teso a rievocare un altro riferimento, celeberrimo, ad uno dei miracoli di Gesù.

Riletta in questa chiave ecco che si dipana il recondito significato delle vicissitudini dei fratelli Blues ; la devastazione del centro commerciale JCPenney, ad esempio, diventa un palese richiamo alla irruzione violenta di Gesù nel Tempio di Gerusalemme che manda in frantumi tutti i banchi dei mercanti ; e la scelta di ambientare la sequenza nel JCPenney è particolarmente indicativa poiché i centri commerciali sono assurti, ieri come oggi, a dei veri e propri templi del consumismo di massa.

Le peripezie nelle quali incappano i componenti della band nel locale "Bob's Country Bunker" richiamano alla memoria la catarsi di Gesù nel deserto – non a caso il locale è dislocato in un posto altrimenti inaccessibile tant'è che occorrono più di tre ore per raggiungerlo e nel quale la promulgazione del Verbo (il blues) viene ferocemente osteggiata da un pubblico inferocito – così come, altro riferimento, i membri del Partito Nazista dell'Illinois – altrimenti indecifrabili nel contesto del lungometraggio – fanno da spunto alla fazione più ortodossa del Sinedrio, quella farisaica, che parimenti voleva la morte di Gesù laddove, infine, più sibillino, in quanto oltremodo scomodo, il riferimento a Maria Maddalena ovvero la ex fidanzata di Jake (Carrie Fisher) che i Vangeli apocrifi (ovvero quelli non riconosciuti dalla Chiesa Cattolica) descrivevano come ex compagna di Gesù e da lui abbandonata (secondo talune fonti non convalidate, peraltro, da altre coeve) per perseguire la sua missione per conto di Dio.

E se all'orto di Getsemani occorse qualche milite per trarre in arresto il nazareno qui, di contro, vengono mobilitati tutti – ma proprio tutti ! – i reparti civili e militari statunitensi in una chiave di lettura grottesca ed, al contempo, semplicemente fantastica.

Questi spunti conferiscono dunque al lungometraggio una interpretazione affatto diversa nella quale Dio, ancora una volta, predilige servirsi delle persone più improbabili – il figlio di un falegname, prima, un emarginato ed un detenuto, poi – per perseguire i suoi scopi – il versamento della retta dell'orfanotrofio al fine di impedirne la svendita al Ministero della Pubblica Istruzione – salvo, poi, abbandonarle al loro misero destino – non appena ritirano la quietanza di avvenuto pagamento Jake ed Elwood vengono, immediatamente e non a caso, tratti in arresto ! – al fine, però, di diffondere il Verbo – la musica che, non a caso, campeggia nelle ultime sequenze dove la band si esibisce all'interno del penitenziario – fra gli accoliti più miserandi della società.

E se il Verbo è la musica, e la musica è il sotteso filo conduttore di una moderna storia americana, allora la colonna sonora non poteva che essere incardinata sulla black music con specifici riferimenti al rhytm'n'blues, al soul, al gospel, certo, ma puntellata con accenni svariati a compositori bianchi ("Jailhouse rock" di Elvis Presley) piuttosto che a musicisti colti ("Peter Gunn theme" di Henry Mancini).

E se, in quest'ottica, il brano più pregnante resta, a conti fatti, la celeberrima "Everybody needs somebody to love", in virtù proprio del messaggio ecumenico di cui è latore, la sintesi musicale di questo pazzo e geniale lungometraggio riteniamo sia, invece, il brano "Sweet home Chicago", scritto da Robert Johnson e riproposto con un arrangiamento formidabile dalla band, che in un crescendo strepitoso tracima in un finale pirotecnico nel quale tutti gli strumenti sono coinvolti all'unisono e che fa il paio con le sequenze catastrofiche dell'inseguimento più famoso del mondo.



Paola Bernardi




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