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Rocce (Rocky)

Aggiornato il: 25 giu 2018




Se c'è un film reso memorabile da una colonna sonora quello è Rocky.

Perché se Rocky, tecnicamente, denuncia qualche limite - da una sceneggiatura incerta a dialoghi non proprio d'autore - è latore, però, di alcune peculiarità sue proprie che ne hanno fatto una icona della storia della cinematografia nonché campione di incassi per un genere, quello sportivo, assolutamente marginale.

Da un punto di vista prettamente cinematografico, difatti, in Rocky viene impiegata una nuova tecnica di ripresa mediante l'ausilio di una rudimentale steadicam.

La steadicam è un supporto meccanico agganciato ad un corpetto indossabile su cui viene montata una telecamera.

Questo corpetto consente all'operatore non soltanto di avere le mani libere (per controllare la macchina da presa) ma di muoversi liberamente seguendo dappresso gli attori con un effetto scenografico di gran lunga più dinamico e coinvolgente.

Questo escamotage tecnico fu impiegato nel film per documentare le fasi più salienti, e drammatiche, dell'incontro di boxe fra Rocky (Sylvester Stallone) ed Apollo Creed (Carl Weathers) con una resa scenica devastante come mai, prima di allora, si era vista sul grande schermo.

Per avvedersi di questa innovazione cinematografica occorre fare un salto indietro e rivedere di come, fino ad allora, tutte le pellicole incentrate sulla boxe avessero documentato un match limitandosi ad imperniare le riprese con telecamere poste al di fuori del quadrato inframezzando, in sede di montaggio, dei primi piani facendo così il verso alle modalità operative delle rubriche sportive più ortodosse.

La steadicam, invece, proietta lo spettatore proprio sul ring con un effetto di coinvolgimento assoluto e totalizzante tant'è che, da allora in poi, tutti i film che saranno incentrati sulla boxe racconteranno gli incontri con questa nuova tecnica di ripresa.

Una ulteriore peculiarità da rimarcare, magari meno evidente ma non per questo meno innovativa, sono gli effetti sonori dei colpi inferti dai contendenti che, per la prima volta, risuonano cupi e nitidamente percepibili dallo spettatore che, in questa maniera, sente la drammaticità e la violenza dell'incontro.

Altro aspetto è il maquillage che racconta, in maniera cruda ed estremamente realistica, della potenza devastante dei colpi inferti dai pugili con i postumi delle tumefazioni sui loro volti sui quali la regia, sapientemente, si sofferma quando i due contendenti sono nel loro angolo.

Queste innovazioni tecniche, che campeggiano nella parte finale della pellicola, si accompagnano, però, ad altre connotazioni di stampo psicologico che si riflettono non solo sul suo successo commerciale - assolutamente inaspettato ed a fronte di un budget del tutto irrisorio - quanto alla assunzione del personaggio di Rocky nella moderna iconografia americana perché, come forse pochi altri, Rocky è un film veramente americano in quanto tocca, magari con un po' di scaltrezza, una corda molto sensibile dell'immaginario collettivo statunitense facendo leva su uno dei cardini dello style of life d'oltreoceano per il quale l'America è sempre stata percepita come la terra delle opportunità.

Opportunità che, inaspettatamente, capita ad un reietto di periferia - Rocky Balboa, un gretto pugile di infimo livello che si guadagna la vita raccogliendo gli insoluti per un usuraio di Philadelphia - al quale Apollo Creed, indiscusso detentore del titolo dei pesi massimi, offre una chanche per diventare campione del mondo della categoria.

C'è, però, un altro aspetto del film rimasto scolpito nell'immaginario collettivo degli spettatori ed è l'esito percepito come fausto ma che, in realtà, fa da corollario a quello dell'incontro che, invece, è appannaggio proprio di Creed e non di Balboa ; questa percezione schizofrenica è dettata dall'altro esito, contestuale, della storia d'amore fra Rocky ed Adriana (Talia Shire) che si coronerà proprio sul ring al termine dell'incontro.

Ci sono, ancora, altri dettagli che hanno contribuito a rendere celeberrimo questo film e sono le scene del training di Rocky in palestra, per le strade di Philadelphia, ed all'interno della macelleria del cognato Paulie (Burt Young) nella quale Balboa prende a pugni delle carcasse di bue.

Tuttavia noi riteniamo che il carattere identificativo del lungometraggio sia, a conti fatti, una colonna sonora strepitosa per la quale mai prima, e forse anche dopo, di allora un film è stato identificato in maniera così monolitica con la sua musica.

Il tema principale della pellicola, "Gonna fly now", è assurto ad una delle arie più famose del mondo ma, dal nostro punto di vista, l'aria più bella, che riproponiamo nell'allegato, è "Going the distance" nella quale, a corollario del suono di una campana che in apertura ed in chiusura del tema riecheggia quella del ring, c'è una architettura armonica molto particolare e suggestiva che contempla, da un lato, il contrappunto (scandito da tre sezioni di fiati che disegnano tre linee melodiche differenti ed autonome fra loro) e, dall'altro, la fuga dettata dal progressivo innesto di ogni singolo strumento sulle note lasciate cadere dalla voce precedente.

Quest'aria, che accompagna le fasi più cruente del match fra Apollo Creed e Rocky Balboa, contribuisce a caratterizzarne la drammaticità poiché sia il contrappunto che la fuga, impiegate in maniera magistrale dall'autore Bill Conti, disegnano un vero e proprio affresco nel quale le note, intersecandosi ed inseguendosi pur preservando inalterata la loro autonomia, riecheggiano la scenografia dei due pugili che sul ring, contestualmente, si cercano (Rocky, piuttosto statico, che insegue Apollo, mobilissimo sulle gambe, che gli gira attorno), si affrontano (intersecandosi nei corpo a corpo e rifugiandosi in touch) per tornare, da soli (in autonomia), al proprio angolo.

Una sinergia ed un connubio fantastici per una efficacia narrativa che, difficilmente, si consegue nella produzione di una pellicola.




Paola Bernardi

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