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Parlare un’altra lingua contrasta l’insorgere della demenza senile e dell’Alzheimer


Diversi studi specialistici, in varie parti del mondo, stanno dimostrando quanto il bilinguismo contribuisca a contrastare l’invecchiamento cerebrale e gli annessi processi mentali.

I maggiori effetti protettivi per il cervello si raggiungono imparando una seconda lingua sin dalla più tenera età, e, più si pratica il bilinguismo, maggiore è il rafforzamento delle funzioni cerebrali.

Imparare e praticare da adulti una seconda lingua è comunque fonte di benefici per l’elasticità dei processi mentali.

Anche i dialetti sono da considerarsi vere e proprie ‘lingue’ la cui pratica contribuisce a mantenere una mente elastica e tonica in età avanzata, contrastando l’insorgere della demenza senile e dell’Alzheimer.

Fra i primi studi sul bilinguismo, come strumento per possedere un cervello più resiliente all’avanzare del tempo, ci sono stati quelli del neurologo indiano Suvarna Alladi presso il “Nizam’s Institute of Medical Sciences (NIMSH)” in Hyderabad, India e del professor Thomas Bak presso l’Università di Edinburgo in Inghilterra.

In Canada la psicologa Ellen Bialystock presso la York University in Toronto, ha condotto uno studio evidenziante il fatto che i bambini e gli adolescenti che si esprimono in due lingue hanno un maggior controllo dell’attenzione e delle funzioni cognitive.

Lo studio ha anche rivelato che i vantaggi del bilinguismo persistono in età avanzata, anche quando la lucidità mentale è in naturale declino.

Uno studio tutto italiano, sotto la direzione della professoressa Daniela Perani, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ha confermato che le persone con problemi di Alzheimer che si esprimono in due lingue compensano meglio la perdita di sistemi e funzioni cerebrali rispetto a coloro che conoscono un solo linguaggio.



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